Aggressioni

Forse per l’intrinseca difficoltà di raffigurare con l’indispensabile esattezza dei particolari le motivazioni e l’andamento dell’aggressione, specie le più antiche di queste tavolette votive, molte di origine messicana, sono spesso arricchite da lunghi cartigli esplicativi. Questo genere di scritte è più raro quando al posto di un turbinoso assalto da parte di un gruppo di briganti, si descrive una sorta di duel­lo all’arma bianca per cui la grazia ricevuta si riferisce a quello dei due contendenti che normalmente avrebbe dovuto soccombere. La storia delle aggressioni si svolge tra sbarchi di pirati miracolosamente respinti, carrozze depredate, proditori ferimenti con coltellate alla schiena, risse tra masnadieri per re­golamento di conti, fucilieri che sparano nelle case alla ricerca di malviventi, per finire a ottocentesche faide familiari dove per gelosia il marito spara un colpo di pistola alla moglie ingiustamente ritenuta fedifraga e quindi salvata dall’intervento divino. Altrettanto pericolose sono le aggressioni da parte di animali feroci come orsi marsicani e serpenti, imbizzarriti come cavalli o tori o semplici cani rabbiosi.

 

Aggressioni di animali

La vita all’aria aperta specie nelle zone più selvagge del paese comportava un particolare tipo di pericolose aggressioni: quello da parte di animali feroci. Tipici esempi l’assalto di bestie oggi quasi scomparse come gli orsi della Marsica, nella parte sud occidentale dell’Abruzzo o, raramente, di qual­che serpente. Le aggressioni più comuni erano quelle provocate in campagna dal morso di rettili molto più diffusi, come le vipere, ma soprattutto dagli animali presenti in agricoltura e cioè tori e cavalli che, se imbizzarriti, potevano rappresentare un rischio mortale. Altrettanto numerose erano le aggressioni da parte di branchi di cani selvaggi, sempre molto pericolosi perché spesso rabbiosi.

 
Ammalati

Gli infermi sono quasi tutti raffigurati nel letto, mobile che può essere elegantemente sovrastato da un baldacchino con ricco tendaggio o anche un semplice giaciglio poggiato su “cavalletti”, su cui è stesa una coperta spesso di colore rosso vivo. Le persone malate, compresi i bambini in culla, sono normalmente circondate dai parenti (in alcuni casi fino a otto) che le accudiscono, ma più spesso sono ritratte mentre si inginocchiano per invocare la guarigione pregando la Madonna. Alcune tavolette descrivono l’elegante presenza del medico, in marsina, polsini di pizzo e parrucca, che interviene a sanare una delle tipiche epidemie italiane di fine ‘800, come la tubercolosi polmonare, il cosiddetto mal sottile, altre evidenziano il chirurgo che opera la parte del corpo colpita dall’infermità, non di rado con sangue che sgorga copioso. Se l’ammalato è moribondo, per il consueto scrupolo narrativo degli ex voto, viene raffigurato anche il sacerdote che gli impartisce l’estrema unzione, il notaio che ne redige le ultime volontà e perfino la morte stessa che con la falce in mano si appresta ad entrare nella stanza.

 

Animali

Nella pittura votiva gli animali sono quasi sempre dipinti di profilo, come nei disegni infantili o nei graffiti delle caverne preistoriche. In una economia povera come quella italiana molti ex voto si riferi­scono al salvataggio miracoloso, o alla guarigione, di un solo capo di bestiame, in genere una mucca, un mulo, o un cavallo. Nei più rari casi di interventi miracolosi contro le epidemie che minacciano interi gruppi di animali, sono i ricchi proprietari a invocare la grazia di una mandria sana. Gli ani­mali sono sempre ordinatamente disposti e bene allineati, mentre quelli già colpiti si distinguono per avere la schiena macchiata di sangue. In marsina e calze bianche viene spesso raffigurato il veterinario che si appresta a praticare un salasso, nei secoli scorsi una pratica assai diffusa per guarire una mucca infeconda. Mentre la moglie affida l’animale infermo alla Madonna o a San Gottardo, talvolta è lo stesso contadino che interviene brandendo un coltello per “sgonfiare” il ventre della sua vacca. Infine, stranamente le mucche guarite hanno uno sguardo umano, e sembrano avere gli occhi truccati.

 

Auto e treni

Divenute oggi magnifiche auto d’epoca come Lambda o Isotta Fraschini, le vetture sportive di un secolo fa e oltre causavano incidenti insoliti come il rovesciamento di carrozze trainate da cavalli terro­rizzati dal rumore del motore. Ma i pericoli della motorizzazione, simili a quelli raffigurati sulle tavole della “Domenica del Corriere”, come scontri con sfortunati “velocipedisti” o investimenti di pedoni miracolosamente rimasti illesi, non sono mai considerati fatti fortuiti ma sempre eventi miracolosi at­tribuiti all’intervento divino. Ancora più antichi, più semplicemente disegnati e non di rado con vago­ni immaginari, i treni ottocenteschi, veri mostri scientifici, narrano la grande avventura delle ferrovie a vapore specie in Piemonte, Lombardia e Liguria. Ricordi mitologici di mitici trenini che considerati “temerarie iniziative” presentano pericoli decisamente insoliti, come la caduta in una scarpata di un macchinista di una sferragliante vaporiera, un baule precipitato sui binari dal vagone bagagliaio, o il curioso rotolamento di una enorme zucca che il viaggiatore non riesce a caricare sul convoglio.

 
Cadute

A giudicare dal numero delle tavolette votive non è mai esistito nei secoli un evento miracoloso più frequente di quello legato alle cadute. Da un cavallo imbizzarrito o nelle vorticose acque di un fiume, in acqua per il crollo di un ponticello di legno su un torrente, o a capofitto in fondo a un pozzo, ma nell’antica Italia agricola la caduta da un albero era forse uno degli incidenti più inevitabili, con gli uomini che precipitano scompostamente mentre le vesti delle donne ne coprono sempre pudicamente le gambe. Lo stesso atteggiamento si ripete nelle cadute da scale a pioli per rottura dei gradini o perdita dell’equilibrio. Frequenti i cedimenti di interi pavimenti, di travi del soffitto, di botole e balaustre, mentre le balconate delle case coloniche con la rottura della ringhiera costituiscono un classico inci­dente che coinvolge i bambini, bisognosi di costanti interventi celesti. Si può cadere dall’alto di una torre o di un campanile o da un dirupo scosceso, ma anche il semplice inciampare in giardino di una donna con neonato in braccio può comportare gravissime conseguenze. Ma se si invoca la Madonna…

 

Calamità naturali

Questa tipologia di miracolo si differenzia in un certo modo da tutte le altre, perché quasi sempre manca un rapporto diretto tra chi chiede la grazia e l’evento che lo riguarda personalmente. Negli in­numerevoli casi di calamità naturali nel corso dei secoli si assiste incapaci di una qualsiasi reazione, si osserva la catastrofe e ci si limita a raccomandarsi alla Madonna o al Santo protettore. Che si tratti di maremoti, di alluvioni o della piena del Po, o di disastrosi incendi che a volte provocano imprevedibili esplosioni e spaventosi crolli dovuti a un apocalittico terremoto, l’uomo si sente sempre assolutamente impotente. Sa di non poter in alcun modo reagire per contrastare il soverchiante attacco della natura impazzita e quindi non gli resta che abbandonarsi alla fiducia nell’aiuto divino. Così, anche quando esiste una specifica grazia personalizzata, quello che conta non è la raffigurazione del miracolato ma quella molto dettagliata delle conseguenze dell’evento catastrofico. E più spaventosi sono stati i danni provocati dalla natura, più potenti e miracolosi sono stati gli aiuti divini.

 

Carri e carrozze

Dalla galeotta (il tipico carro contadino a due ruote trainato da buoi), al calessino da passeggio, dalla carrozza nobiliare da viaggio a due cavalli al tipico carretto siciliano dipinto, per secoli tutti questi mezzi di locomozione hanno inevitabilmente causato una infinità di incidenti stradali. Ma stranamen­te l’intervento divino viene soprattutto richiesto per tre tipi di infortuni specifici. Per le carrozze chiuse si tratta della rottura o della perdita di una ruota con il rovesciamento del mezzo e la caduta a terra del cocchiere con tricorno e giacca rossa, mentre per i calessini a provocare l’incidente è l’eccessiva velocità del mezzo che finisce per spaventare e imbizzarrire i cavalli. Al contrario, le galeotte trainate da una coppia di buoi procedono a un ritmo lentissimo, ma per la rottura dell’assale finiscono quasi sempre per rovesciare gran parte dell’eccessivo carico di fieno, fascine o botti, mettendo in serissimo pericolo il guidatore sbalzato a terra sotto le ruote. L’intervento divino, oltre che alla Madonna, viene spesso invocato anche a San Nicola da Tolentino e Sant’Antonio da Padova.

 

Crolli

Stranamente ad essere semidistrutte da crolli improvvisi, spesso in piena notte mentre l’intera fami­glia dorme tranquillamente, non sono solo le antiche povere casette dei contadini, ma anche lussuose abitazioni dei primi del ‘900 magari con il fastigio di facciate neoclassiche. Persistenza di tecniche edilizie inadeguate? Forse, ma resta il fatto che la quasi totalità di questi infortuni è dovuta al crollo quasi completo del tetto con spaventosa caduta di grosse travi portanti e pesanti tegole, quando non si tratta di un intero soffitto che precipita in basso travolgendo anche porte e finestre, minacciando di seppellire tutti i presenti. Più rari i crolli di pareti laterali delle case, o la caduta dal tetto di troppo pesanti tegole di pietra. Il crollo che scoperchia l’abitazione consente anche di osservare i particolari dell’interno e scoprirne antiche tradizioni, come quella delle donne riunite la sera nella stalla a filare, circondate da uomini e bambini. E proprio per salvare i piccoli da questo tipo di calamità sembra si fosse diffusa l’usanza di richiedere una grazia particolare alla Madonna.

 

Esorcizzati

Il rituale della liberazione di chi è posseduto dal Maligno è sempre minuziosamente descritto nei particolari degli strumenti utilizzati e disposti su un tavolo con tappeto rosso: il crocifisso, il messale, l’aspersorio e un manuale di tecniche esorcistiche. Il personaggio principale è di regola un frate con­ventuale con stola rossa, spesso un agostiniano, o un semplice sacerdote con la cotta. Quest’ultimo dota di un aspersorio l’ossessa, sempre imponendo le mani sulla testa dell’indemoniata, la quale, nei momenti di crisi, manifesta una forza tanto straordinaria da dover spesso essere trattenuta o addirittu­ra immobilizzata da una persona robusta. Al termine della lettura delle formule esorcistiche, l’avvenuta guarigione di persone, più spesso donne, possedute dal demonio è pittoricamente evidenziata da una serie di diavoletti sotto forma di piccoli uccelli neri che escono dalla bocca dell’ossessa. Molto più rara è l’entrata in azione diretta della Madonna che, per esempio, invocata da una madre, in qualche caso interviene per scacciare con un nodoso bastone il diavolo che sta afferrando un bambino.

 
Eventi militari

Con il raro aiuto di alcuni santi, a far tornare sani e salvi dalla guerra è quasi sempre la Madonna. Ma nei suoi interventi a favore di militari, spesso raffigurati terribilmente soli contro una infinità di agguerriti nemici, si coglie un sentore di suppliche parentali, una presenza di madri affrante, un so­spiro di mogli fedeli. Nelle decine di scontri a fuoco in secoli di conflitti la grazia ricevuta è sempre la stessa: aver salva la vita. E questo miracolo così decisivo e improbabile è spesso raffigurato nell’atto del ringraziamento del militare in ginocchio con il copricapo deposto a terra e la divisa in perfetto ordine. A volte passano due o tre anni dall’evento, ma non si spegne il fragore delle armi e non si cancellano gli orrori della guerra. Anzi, il ricordo della “terribile battaglia” è tanto presente che l’ex voto è ugual­mente carico di riconoscenza e di ricchezza di dettagli. Dalle lontane guerre risorgimentali a quelle d’Africa, dal primo al secondo conflitto mondiale, chi è tornato a casa sano e salvo e ritorna nella sua atmosfera casalinga, non ha dubbio alcuno: avrebbe dovuto morire ed è scampato solo per intervento divino.

 

Imbarcazioni

Mare in tempesta con onde altissime, una barca da pesca con vele stracciate, albero spezzato e sartie allentate si trova ad affrontare la burrasca evitando scogli e marosi. Per sfuggire a un sicuro naufragio deve alleggerirsi buttando a mare il carico. Raffigurata in numerosi ex voto risalenti al XV secolo, questa è una delle tipiche situazioni dell’eterna lotta tra l’uomo e il mare. Tre secoli dopo altre tavolette includono un nuovo grave pericolo: la minaccia portata da navi turche con bandiere con la mezza luna e uomini armati vestiti di rosso e turbante bianco. Dalla metà dell‘800 i primi piroscafi a vapore, battelli a ruota che solcano l’oceano carichi di emigranti verso le Americhe. E mentre i marinai si apprestano a difendersi dalla tempesta, schierate sul ponte intere famiglie con bambini si tengono per mano e invocano la Madonna. Da ultimo le due guerre mondiali, entrambi gli ex voto narrano di salvataggi miracolosi da affondamenti di navi, fino al 1942 quando un trasporto truppe viene silurato mentre riportava in Italia elementi della Julia. Il miracolato si salva e accanto a lui galleggia un cappello da alpino.

 

Incendi fulmini scoppi

Anche dopo il 1752, anno dell’invenzione del parafulmine da parte di Beniamino Franklin, i de­voti continuarono ad affidarsi alla Madonna quando rischiavano la vita a causa delle improvvise e imprevedibili traiettorie delle folgori. Basti pensare all’evenienza di una saetta che colpisce un uomo in testa, ma poi la scarica gli esce innocua dalle mani. In un altro caso è san Casimiro a intervenire: una folgore cade in cortile, colpisce la mucca, ma risparmia il contadino che la sta mungendo. Altrettanto frequenti sono le grazie ricevute relative al salvataggio dagli incendi che non risparmiano abitazioni, stalle e neppure ospedali e chiese. Ma questo tipo di calamità è quasi sempre colpa degli uomini che provvedono a improvvisarsi pompieri mentre invocano l’aiuto divino. Infine gli ex voto documentano a fondo i numerosi rischi legati a scoppi, deflagrazioni ed esplosioni. I pericoli nascono dall’uso delle armi da fuoco (soprattutto gli archibugi), da parte dei cacciatori, scoppi della carica vicino al grilletto dei fucili dei soldati, incontrollata deflagrazione di mortaretti ed esplosioni di mine nella lavorazione delle pietre.

 
Incidenti sul lavoro

Gli incidenti sul lavoro più antichi avvenivano in campagna e lo strumento più pericoloso era l’accetta. C’è chi se la pianta su un piede, chi manovrandola maldestramente si fa cadere addosso una pianta secca, chi si ferisce tagliando rami, sempre nei campi, una donna della val d’Ossola precipita in un avvallamento mentre lavora con la “medula” (piccola falce ricurva per tagliare l’erba più esposta). Anche i mulini sono causa di rischi, fin dalle operazioni di montaggio in verticale della mola superiore. La Madonna di Crescentino deve intervenire perché un uomo ha un braccio preso nell’ingranaggio della ruota dentata; e la Madonna della Vita salva un giovane seppellito da una catasta di sacchi di farina. Gli incidenti nei lavori edili erano frequenti come purtroppo al giorno d’oggi, ma quelli che allora colpivano di più l’immaginazione dei devoti erano i primi di tipo industriale, quando a fornire energia erano le ruote a pale delle filande. L’ex voto più strano risale al 1863: l’operaio di un opificio impigliato nelle pulegge si salva ma viene completamente denudato. Due colleghe operaie invocano la Madonna ma trasecolano scandalizzate.

 

Miracoli particolari

Non è sempre facile distinguere le varie tipologie di miracoli, la cui interpretazione viene lasciata all’esame di qualche insolito particolare. E in mancanza di un denominatore comune è spesso im­possibile riunire più tavolette votive nell’ambito di una stessa categoria. La difficoltà aumenta perché numerosi di questi ex voto provengono da lontani paesi stranieri (Messico, Germania, Austria ed est Europa); pur nella stessa tradizione cattolica, si differenziano dall’impostazione votiva italiana. Così, per esempio, una tavoletta settecentesca austriaca illustra in 12 quadretti la vita di sant’Isidoro, povero contadino che meritò la santità zappando la terra di un ricco possidente. La vanga è un particolare importante: durante una prolungata siccità, la affondò nel terreno e fece zampillare una limpida fonte. Un ex voto tedesco del 1870 raffigura i 14 santi ausiliatori invocati dai cristiani per particolari necessi­tà o malattie quali epidemie di tifo o colera. Una tavoletta messicana del 1769 mostra in quattro scene l’attentato fallito a un frate che si salvò cadendo davanti all’altare della Madonna.

 

Miracoli plurimi

Alla radice della decisione di fondere in un’unica tavoletta votiva due o più miracolosi interventi divini, non vi è certo una considerazione economica: quella di ridurre a metà il compenso per il pit­tore. Naturalmente viene sempre invocata la stessa Madonna o lo stesso santo. Solo in rarissimi casi il miracolo plurimo è raffigurato da un ex voto diviso in due parti separate dove il pittore ha illustrato analoghe disgrazie avvenute a due fratelli. In genere il doppio ex voto si riferisce a due eventi vicini nel tempo, normalmente circa un anno. Il più frequente miracolo plurimo è quello che riunisce i vari eventi, anche molto diversi tra loro, fondendoli in un’unica rappresentazione, cosa che però talvolta rende molto complessa l’interpretazione delle varie vicende. Una tavoletta piemontese del 1831 arriva a riunire quattro episodi che hanno per protagonista lo stesso devoto. Ed ecco la ricostruzione dell’ac­caduto: a causa di uno sparo accidentale crollano le tegole dal tetto dell’abitazione, l’uomo, spaventato, fa imbizzarrire un cavallo che finisce per aggredirlo facendolo cadere sotto le ruote dell’aratro trainato da buoi, ma alla fine il devoto si salva, si inginocchia, depone a terra il cappello e ringrazia la Madonna dei Fiori.

Oranti

Quello della persona orante è il momento fatidico dell’ex voto in cui è più stretto e immediato il rapporto tra la divinità e chi ha chiesto e ricevuto la grazia. I personaggi inginocchiati e riverenti sono quanto mai vari. Dalle oranti con velo bianco, che copre capo e spalle (la tradizionale “continenza” lombarda, segno di penitenza) alle monache e novizie, dalle coppie nobiliari in costume alle umili madri con neonato in braccio. E poi frati, giovani con berretto in mano e nobili con spadino al fian­co. Infine le famiglie, quasi sempre numerosissime. La più singolare presenta padre, madre e quattro figli tutti gobbi che ringraziano perché il quinto figlio appare dritto come un fuso. Diversissime le motivazioni della grazia ricevuta. Si va dal ragazzino che ha superato un esame, al devoto che, guarito, ostenta un busto ortopedico ormai inutile. Ci sono le donne che ringraziano per l’abbondante raccolto di nocciole, ma anche il giovane che chiede “la grazia di ottenere da Dio la divina sapienza e la gloria del paradiso”. L’ex voto più insolito raffigura una nobildonna messicana guarita dalla tricocefalosi, con a fianco un verme solitario in un vasetto.

 

Prigioni torture tribunali

Specie le tavolette più antiche (XV e XVI secolo) raffigurano impressionanti scene di sevizie, con prigionieri in ceppi e un laccio al collo. Tipico il supplizio dei tratti di corda. Nella camera di tortura l’imputato, con le gambe nei ceppi, è appeso per le braccia dietro la schiena da due uomini che lo strattonano, mentre ai piedi brucia minacciosamente un fuoco. Sottoposti così alla cosiddetta “prova” davanti ai giudici, paludati e impassibili, seduti davanti al “banco di giustizia”, ai disgraziati imputati, spesso condannati a morte senza alcuna possibilità di difesa, non restava che raccomandarsi alla di­vina provvidenza. Il salvataggio grazie all’intervento divino appare pochi istanti prima del momento fatidico, quando i condannati, confortati da un sacerdote con il crocifisso in mano, stanno per essere condotti all’esecuzione da un tamburino in divisa rossa e sei archibugieri. Più rare le tavolette votive in cui il carcerato invoca l’aiuto divino contro l’ergastolo («essere liberato dalla galera perpetua») o anche la semplice fine della tortura dei ceppi, o della catena che gli chiude la caviglia.

 

Suicidi

L’esempio più perfetto di questa tipologia di miracoli è un ex voto plurimo del 1873 in cui il pro­tagonista (Andrea Conte di Fondi) riunisce i suoi quattro tentativi di suicidio falliti uno dopo l’altro. Nel primo caso l’aspirante suicida poggia il fucile sul gradino di una scala e fa fuoco, ma la mira gli fa difetto e il proiettile non lo colpisce. Nel secondo il metodo scelto è l’impiccagione a un albero. Né la corda né il lungo ramo si spezzano, ma ancora una volta il tentativo fallisce. Ostinatamente il protagonista decide di gettarsi in un pozzo, ma ancora una volta invano, come pure quando poi sale sul tetto e si lancia sulla strada sottostante. Si tratta solo di quattro casi fortuiti? O di una assoluta e involontaria incapacità di portare a termine l’azione suicida? A distanza di quasi un secolo e mezzo è impossibile valutare scientificamente la correlazione che evidentemente esisteva tra disturbi d’ansia, ideazione suicidiaria e tentato suicidio. Nel dubbio, il merito del quadruplice salvataggio va attribuito alla Madonna di Itri, raffigurata in un piccolissimo medaglione in un angolo dell’ex voto.